[Moby Dick] L’oceano mistico

Brutta scimmia, - disse un ramponiere a uno di questi giovani, - siamo in viaggio da quasi tre anni, e non hai ancora avvistato una balena. Quando sei di vedetta tu le balene sono rare come i denti delle galline. - Forse era proprio così, o forse ce n’erano intere mandrie sul lontano orizzonte; ma questo giovane distratto è cullato in una tale inerzia oppiacea di fantasticherie vuote e incoscienti dalla cadenza armoniosa di onde e pensieri, che alla fine perde la sua identità, prende l’oceano mistico ai suoi piedi per l’immagine visibile di quell’anima profonda, azzurra e infinita che pervade l’uomo e la natura; e ogni cosa strana, intravista, fluttuante e bella che gli sfugge, ogni pinna di incerta forma che si leva ed è confusamente avvistata, gli sembra l’incarnazione di quei pensieri elusivi che popolano l’anima solo di passaggio. In questo stato d’animo incantato il tuo spirito rifluisce da dove è venuto, si diffonde nello spazio e nel tempo, e come le ceneri panteiste disperse di Wycliff diventa alla fine parte di ogni spiaggia del mondo intero.

Non c’è vita in te adesso, a parte quella, cullante, conferita da una nave che rolla docemente, e a sua volta la prende a prestito dal mare, e il mare dalle imperscrutabili maree di Dio. Ma se, mentre ti avvolge questo sonno, o questo sogno, ti azzardi a muovere di poco un piede o una mano, perdi la testa, e la tua identità ritorna, orripilata. Sei sospeso su vortici cartesiani. e forse, a mezzogiorno, in un tempo splendido, con un grido mezzo strozzato precipiti attraverso quell’aria trasparente nel mare estivo, per non rialzarti mai più. State attenti, panteisti!

Moby Dick, Herman Melville, cap XXXV. Traduzione di Lara Fantoni

Gomorra

Qui si foggia la parte maggiore dell’economia della nazione. Quali ne siano le strategie d’estrazione, poco importa. Necessario è che la carne da macello rimanga impantanata nelle periferie, schiattata nei grovigli di cemento e monnezza, nelle fabbriche in nero e nei magazzini di coca. E che nessuno ne faccia cenno, che tutto sembri una guerra di bande, una guerra tra straccioni.

Gomorra, Roberto Saviano

Roberto Saviano non sono certo io a scoprirlo. Anzi arrivo un pò tardi visto che Gomorra, uscito nel 2006 è già alla 38a edizione e in corso di traduzione in una trentina di lingua.

Era un pò di tempo che avevo acquistato il libro, ma poi chissà perché era rimasto intonso e dimenticato sugli scaffali per alcuni mesi. Sino alla settimana scorsa quando lo riprendo in mano e inizio a leggere. Mi coinvolge immediatamente e nel giro di pochi giorni divoro letteralmente questo libro straordinario. E’ un reportage scritto quasi come un romanzo, che coniuga semplicità e originalità dello stile, potenza narrativa, slancio etico e descrizione documentata dei fatti.

Gomorra, come è noto, parla della camorra. Ma parlare della camorra non significa parlare soltanto della criminalità organizzata in Campania. Si parla dell’Italia, dell’Europa, della globalizzazione, dell’economia. Perché la camorra, o meglio il Sistema, non è qualcosa di cui si possa dire: è una roba che riguarda il sud. Non è un cancro dell’economia, un buco nero, ma un sistema pienamente integrato nel mercato globale il cui obiettivo e fare business, produrre soldi, non importa con quali produzioni o servizi, non importa come, se legalmente o illegalmente, non importa con quali conseguenze. E dunque, quando necessario, si ammazza, si inquina, si contrabbanda.

La camorra è un’azienda, anzi un sistema di aziende, una rete imprenditoriale fortemente interconnessa con tutti i mercati, che produce fatturato a ciclo continuo. E’ una fetta importantissima dell’economia italiana e mondiale, sia per la quantità di transazioni sia per la molteplicità di relazioni con l’economia legale.

Dal business della droga a quello delle armi, dalle produzioni a bassissimo costo per le griffe della moda all’edilizia. Fino ad arrivare alla vicenda della monnezza, uno scempio che, come testimoniato anche dal recente film Biutiful Cauntri, dura da almeno quindici anni, e di cui si sono agevolate moltissime aziende del centro-nord. Perchè la camorra fa affari con tutti e tutti fanno affari con la camorra. Perché la camorra riesce a fare i prezzi più bassi di tutti gli altri. Il business è l’unico obiettivo e ogni ostacolo materiale o morale viene semplicemente rimosso.

Dalla Lombardia alla Toscana, dai toner per le stampanti all’amianto passando per la diossina, i rifiuti e gli scarti industriali dell’Italia produttiva, tramite le aziende di smaltimento legate ai clan del casertano, sono finiti nelle discariche più o meno illegali della Campania, inquinando in modo forse definitivo il territorio, mettendo in ginocchio l’agricoltura, compromettendo gravemente la salute dei cittadini. Una Chernobyl italiana, come l’ha definita il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, i cui esiti più drammatici stanno appena iniziando a manifestarsi.

Dalle produzione a basso costo allo smaltimento dei rifiuti, il ciclo dell’economia parte e si chiude dalle parti di Napoli. Disoccupazione, criminalità e inquinamento sono integrate in un sistema in cui i clan della camorra sono efficenti fornitori di servizi a basso costo.

Gomorra è uno di quei libri che dopo averlo letto non sarà più come prima. Uno di quei libri che ti fa vedere la realtà nascosta e più profonda che forse sospettavi ma non conoscevi realmente, che ti mostra il paese reale, molto diverso da quello raccontato dai politici e dai giornali, un mondo di cui fai parte per le scarpe che indossi, i pomodori che mangi e i rifiuti che produci.

Vonnegut - Mattatoio n.5 [libri]

Il bombardamento di Dresda
L’11 settembre 2001 a New York morirono in 2.600. A Hiroshima la bomba atomica uccise più di 70 mila persone.

Come numero di vittime, nessuno di questi tragici eventi è paragonabile al bombardamento che ha subito la città di Dresda tra il 13 e il 14 febbraio 1945: 135 mila morti.

In genere quando si parla di Dresda, il discorso viene liquidato dicendo che gli Alleati non avevano scelta, che Hitler stava combinando ben di peggio e che andava fermato con qualsiasi mezzo. Anche se a Dresda non vi erano fabbriche di armi né obiettivi militari.

In ogni caso, evitabile oppure no che fosse, quella fu la pioggia di bombe più violenta che una città abbia mai subito nella storia di tutte le guerre.

Vonnegut, Mattatoio n.5Mattatoio n.5 è un romanzo di Kurt Vonnegut che parla del bombardamento di Dresda.

Vonnegut era all’epoca un militare americano. Fatto prigioniero dai tedeschi ebbe la sventura di assistere in prima persona (e dal basso) al bombardamento di Dresda. Ebbe anche l’incredibile fortuna di sopravvivervi. In questo libro si racconta la vicenda in un modo molto particolare in bilico tra il reportage, il diario e il racconto di fantascienza.

Leggi la recensione di Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut
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