Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi (Italia, 2007) Presentato al Festival di Locarno 2007 , il film di Alina Marazzi è uscito in questi giorni (finalmente) nelle sale italiane. E’ un documentario sulle lotte per l’emancipazione femminile in Italia negli anni sessanta e settanta, raccontate attraverso i diari e i frammenti di vita di tre ragazze: Anita, Teresa e Valentina. Leggi la recensione di Vogliamo anche le rose
Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi (Francia, 2007) Dal fumetto di Mariane Satrapi, è un film d’animazione che racconta l’infanzia della scrittirice a Teheran: la rivoluzione, le speranze e i tentativi di emancipazione, l’insofferenza verso il velo e l’oppressione della cultura islamica, la scelta di emigrare in Francia. Al cinema in questi giorni.
Thelma e Louise di Ridley Scott (Usa, 1991) Un grande classico, ormai. Ribellione e fuga di due donne contro la violenza della società maschile, per il loro diritto alla felicità e alla libertà. On the road al femminile magistralmente interpretato da Susan Sarandon e Geene Davis, con apparizione di un giovane Brad Pitt nel ruolo di oggetto sessuale.
Ragazze interrotte di James Mangold (Usa, 1999) Anni sessanta, mentre a Berkeley esploda la rivolta giovanile, contro la guerra in Vietnam e la società razzista e sessista, nell’ospedale psichiatrico di Claymoore le ragazze di buona famiglia che deviano dalla retta via vengono rinchiuse, rieducate ai valori borghesi e infine reinserite nella buona società. Ma chi non accetta il lavaggio del cervello resterà per sempre una ragazza interrotta. Con Winona Ryder e Angelina Jolie. Recensione di Ragazze interrotte
Lussuria di Ang Lee (Lust, Caution, Cina - Stati Uniti, 2007) Sogni e delittidi Woody Allen (Cassandra’s dream, Gran Bretagna - Stati Uniti, 2007) Into the wild di Sean Penn (Stati Uniti, 2007)
Lussuria di Ang Lee (trailer) Leone d’oro a Venezia 2007 è la storia di auto-distruzione di una giovane donna cinese che negli anni quaranta a Shanghai entra nella resistenza anti-giapponese, ma rimane schiacciata dalla mentalità rigidamente maschilista che nella Cina di quegli anni contagia tutti, conservatori e partigiani, filo-giapponesi e rivoluzionari, uomini onnipotenti e donne che rimangono affascinate dai loro carnefici. E’ un film che rasenta la perfezione stilistica, e quindi decadente, persino freddo nonostante le passioni violente che rappresenta. Non c’è ribellione, non c’è solidarietà, solo un grande fatalismo e pessimismo che tende a sfociare in ideologia della rassegnazione. Le scene di sesso, piuttosto esplicite, rappresentano molto efficacemente questa dialettica della sottomissione tra uomo e donna e, va detto, sono da un punto di vista artistico le più belle scene erotiche mai viste al cinema.
Sogni e delitti di Woody Allen (trailer)
Un buon Woody Allen, non dei migliori ma godibile. Una black comedy ambientata a Londra che riprende alcuni temi di Match Point: l’ambizione, il cinismo, la competizione individuale nella società contemporanea, il successo e la sopraffazione. Protagonisti sono due fratelli della middle class che, per realizzare i loro progetti decidono di dare uno mano allo zio miliardario in una faccenda molto sporca. Non senza tentennamenti morali, paure e grossolani errori che porteranno alla catastrofe finale. Quello che mi risulta davvero incomprensibile è il titolo che è stato dato alla versione italiana del film. L’orginale Cassandra’s dream conteneva un riferimento fondamentale. Cassandra è il nome della barca, il cui acquisto scatena le drammatiche vicende. E come si può intuire non è casuale il riferimento al personaggio mitologico e tragico che predisse le sventure di Troia.
Into the wild di Sean Penn (trailer) Into the wild è il film che ho amato di più tra quelli visti nell’ultimo mese. Con le sue imperfezioni e ingenuità non vincerà mai un Leone d’oro, però è uno dei quei film che trae la sua forza dalla spontaneità, che ti colpisce nello stomaco, che fa sentire nella carne le catene portiamo dentro. E’ un road movie molto americano, nel migliore dei sensi possibili: mi ha ricordato Easy Rider per l’urgenza di una libertà senza compromessi. Alex non lotta per gli oppressi, lotta per la sua libertà, una libertà che deve essere assoluta nel rifiuto dei vincoli sociali ma che è anche fondata sul rispetto e sull’amore. La sua solitudine ne fa un Che Guevara tragico, o forse meglio un Don Chisciotte dei nostri tempi. Per ulteriori commenti su Into the wild vi rimando al blog di Francesca.
Visti in dvd - divx
Gia, film biografico del 1998 su Gia Carangi, top model ribelle degli anni ottanta. Forse la migliore interpretazione di Angelina Jolie.
Animal House, college comedy con John Belushi, di quei cult che si guardano una dozzina di volte e non stancano mai.
Musikanten, delirio sperimentale di Franco Battiato su Beethoven e la metempsicosi.
Ghost in the shell, fantascienza cyborg giapponese. Film d’animazione ispirato a un famoso manga e serie tv, ambientato in un futuro prossimo quando uomo e macchina tenderanno a fondersi per dare origine a un anuova specie.
La proprietà non è più un furto di Elio Petri, il più bunueliano e sovversivo tra i registi italiani degli anni settanta. Uno straordinario Ugo Tognazzi è un ricco macellaio perseguitato da un giovane marxista-mandrakista. Anarchismo espressionista e grottesco, che deride sia il capitalismo che l’anti-capitalismo.
Non posso che sottoscrivere l’appello di francesca contro il doppiaggio. E se qualcuno avesse ancora qualche dubbio, è invitato a vedere quanto è triste e ridicolo Benigni in spagnolo:
In the Valley of Elah di Paul Haggis è il miglior film del 2007
Oltre ad essere stato l’anno della morte di due mostri sacri come Antonioni e Bergman, il 2007 è stato l’anno della definitiva consacrazione di Paul Haggis come regista e Tommy Lee Jones come attore.
Ma la sorpresa dell’anno, almeno per me, è stata Resident Evil: Extinction, un film visionario e in qualche modo anti-conformista in cui ho ritrovato echi di Blade Runner e V per Vendetta.
Tra le delusioni dell’anno metto i film di Tarantino (Grindhouse), Von Trier (Il grande capo), Olmi (Centochiodi) e Soldini (Giorni e nuvole).
Questi sono dunque i film che, nel bene o nel male, hanno caratterizzato il mio 2007 al cinema.
Il capolavoro
In The Valley of Elah
Gli imperdibili
Paranoid Park
In questo mondo libero
Le vite degli altri
Da vedere
La promessa dell’assassino
La città proibita
Sunshine
Lettere da Ivo Jima
Ai confini del paradiso
La sorpresa
Resident Evil: Extinction
Le delusioni
Grindhouse
Il grande capo
Centochiodi
Giorni e nuvole
Un film di Silvio Soldini con Antonio Albanese e Margherita Buy
Italia, 2007
“Io sono nella merda, ma TU SEI una merda!”
E’ una delle migliori battute di Antonio Albanese, nei panni di Michele, padre di famiglia e dirigente d’azienda un pò troppo corretto, scaricato dal suo socio (la merda) e costretto a scoprire a quarant’anni inoltrati come ci sente nel ruolo di disoccupato e precario.
I ventenni e trentenni che conoscono bene questa situazione perché non hanno mai vissuto scenari che non contemplino la flessibilità, non riescono più di tanto a comprendere il dramma di un uomo di mezza età che improvvisamente deve rinunciare alla barca e all’appartamento di lusso.
Ma quello che è interessante nell’ultimo film di Soldini, non è la problematica economica connessa alla precarietà ma piuttosto il problema dell’identità in un contesto sociale che classifica le persone in base al lavoro.
Nel momento in cui Michele perde il lavoro, è la sua identità e le relazioni con il suo ambiente sociale che vanno in frantumi, perchè queste relazioni erano costruite esclusivamente intorno al suo status di dirigente d’azienda. Michele non riesce a dire agli amici ciò che gli è accaduto perché perderebbe immediatamente la loro stima.
Essere disoccupati è come avere una malattia, un cancro. Tutti ti chiedono come stai, tutti vorrebbero aiutarti, tutti ti compatiscono, tutti ti guardano come se fossi un lebbroso. Ogni conversazione e ogni silenzio parla del fatto che tu sei senza lavoro. E finisci per vederti come ti vedono gli altri. E deprimerti.
Michele entra in crisi non tanto per le rinuncie che deve fare, non più di tanto per il fatto di dover vendere la barca e tirare la cinghia. La crisi di Michele è legata alla necessità di ricostruirsi un’identità e di rimettere in discussione le relazioni con amici e famigliari.
Non gli resta altra scelta che abbandonare un’ambiente che lo rifiuta, in cui ormai viene trattato come un inferiore, che magari si aiuta ma non si può accettare come eguale. E allora Michele inizia a frequentare persone nuove che almeno non lo giudicano per quello che ha perso. Solo con gli sconosciuti riesce a ricostruire delle relazioni umane.
Lo scenario in cui viviamo è quello di una società che ha sempre meno bisogno di lavoratori (almeno nei paesi a capitalismo avanzato) ma che giudica sempre più le persone in base al lavoro che svolgono. Ed e’ una società che genera depressione, emarginazione e conflitto.
Giorni e nuvole descrive questo scenario, ma non arriva a criticarlo. Michele ne è vittima, ma non arriva a ribellarsi.
Credo che questo sia un limite del film di Soldini. C’è bisogno di critica e c’è bisogno di ribellione, e c’è bisogno di un cinema che dia voce a questo bisogno. Una rivoluzione copernicana, che metta al centro l’uomo che si ribella, non l’uomo che lavora.