Gomorra di Matteo Garrone - al cinema dal 16 maggio 2008
Il divo di Paolo Sorrentino - al cinema dal 28 maggio 2008
Maradona di Emir Kusturica - 30 maggio 2008
May 19th, 2008 — film, film 2008, prima visione
Gomorra di Matteo Garrone - al cinema dal 16 maggio 2008
Il divo di Paolo Sorrentino - al cinema dal 28 maggio 2008
Maradona di Emir Kusturica - 30 maggio 2008
May 4th, 2008 — film, film 2008, prima visione
Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, Usa, 2007) è un film di Wes Anderson con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman
“Che ci fate da queste parti? Be’, direi che eravamo venuti a fare un viaggio spirituale”
“Che succede? Non lo so, mi sa che il treno si è perso”
Irresponsabili, fragili, spaesati, inadatti al mondo al limite della demenza. Lo sguardo perplesso di Bill Murray, il volto tumefatto e bendato di Owen Wilson. Da I Tenembaum a Il treno per il Darjeeling, passando per Le avventure acquatiche di Steve Zissou, nei film di Wes Anderson tira sempre una brezza di scanzonata malinconia.
Il treno per il Darjeling è una storia esile e improbabile. E’ un road movie, il viaggio in treno dei tre fratelli Whitman attraverso l’India del nord. E’ una commedia dall’umorismo sofisticato, irreverente senza cinismo. E’ la storia di una fuga e di un’indolente (e fallimentare?) ricerca spirituale.
Si naviga un pò alla deriva, tra i flutti del mondo incomprensilbile. Alla fine abbiamo l’impressione che il treno non vada da nessuna parte, ed è giusto che sia così, perché il senso del viaggio è nel viaggiare.
April 29th, 2008 — festival, film, film 2007, prima visione
Il vento fa il suo giro (Italia, 2007) è un film di Giorgio Diritti.
“Il vento fa il suo giro e ogni cosa prima o poi ritorna”
“Io non faccio vacanze, faccio formaggio”
“A me la parola tolleranza non piace”
Il cinema Mexico si trova dalla parte opposta di Milano e non c’è neanche la metropolitana vicino. E così, nonostante 11 mesi di programmazione senza interruzione, non mi ero ancora smosso.
Poi, una domenica pomeriggio di fine aprile, con la città soleggiata e deserta, ho preso la metro verde fino a Porta Genova, ho attraversato il ponte di ferro sopra la stazione, ho percorso una via Savona addormentata, fino al Cinema Mexico. Ho comprato il biglietto e sono entrato alle 18.20 in una sala già buia e, con mia sorpresa, piena per una buona metà.
Il film era Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti. Da quasi un anno sta riscuotendo un successo di pubblico basato esclusivamente sul passaparola degli spettatori. Nessun manifesto per strada, nessun trailer o spot in televisione, scarsissimo interesse dei media.
Il vento fa il suo giro racconta la vicenda di un pastore di capre francese che decide di trasferirsi con la propria famiglia sulle alpi piemontesi nella valle del Monviso, dove si parla ancora la lingua occitana. Una scelta anticonfomista quella di allevare capre. Una scelta non facile e un lavoro faticoso potendo contare solo sulle proprie forze e sulla propria ostinazione, mentre il mondo va in tutt’altra direzione. Il francese e la sua famiglia dovranno fare i conti con i problemi d’integrazione con la popolazione locale, tra invidie e incomprensioni, con un’economia e ritmi di vita ormai sintonizzati sulle esigenze del turismo delle seconde case.
I problemi della tolleranza e della convivenza tra uomini, culture e visioni del mondo differenti, gli stessi conflitti che riguardano le città, le metropoli e ogni comunità umana vengono affrontati con occhio antropologico stringendo l’obiettivo su un piccolo villaggio di montagna. E’ il cinema che ci permette di fare quello che non sempre riesce nella vita reale; guardare il mondo con gli occhi degli altri.
Il valore di questo film è pari soltanto alla miopia della grande distribuzione monopolista, secondo cui Il vento fa il suo giro non meritava di essere proposto nelle sale italiane, nonostante i successi nei festival internazionali e le buone critiche ricevute. Solo in poche città e poche sale indipendenti è stato possibile vederlo.