Il vento fa il suo giro (Italia, 2007) è un film di Giorgio Diritti.
“Il vento fa il suo giro e ogni cosa prima o poi ritorna”
“Io non faccio vacanze, faccio formaggio”
“A me la parola tolleranza non piace”
Il cinema Mexico si trova dalla parte opposta di Milano e non c’è neanche la metropolitana vicino. E così, nonostante 11 mesi di programmazione senza interruzione, non mi ero ancora smosso.
Poi, una domenica pomeriggio di fine aprile, con la città soleggiata e deserta, ho preso la metro verde fino a Porta Genova, ho attraversato il ponte di ferro sopra la stazione, ho percorso una via Savona addormentata, fino al Cinema Mexico. Ho comprato il biglietto e sono entrato alle 18.20 in una sala già buia e, con mia sorpresa, piena per una buona metà.
Il film era Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti. Da quasi un anno sta riscuotendo un successo di pubblico basato esclusivamente sul passaparola degli spettatori. Nessun manifesto per strada, nessun trailer o spot in televisione, scarsissimo interesse dei media.
Il vento fa il suo giro racconta la vicenda di un pastore di capre francese che decide di trasferirsi con la propria famiglia sulle alpi piemontesi nella valle del Monviso, dove si parla ancora la lingua occitana. Una scelta anticonfomista quella di allevare capre. Una scelta non facile e un lavoro faticoso potendo contare solo sulle proprie forze e sulla propria ostinazione, mentre il mondo va in tutt’altra direzione. Il francese e la sua famiglia dovranno fare i conti con i problemi d’integrazione con la popolazione locale, tra invidie e incomprensioni, con un’economia e ritmi di vita ormai sintonizzati sulle esigenze del turismo delle seconde case.
I problemi della tolleranza e della convivenza tra uomini, culture e visioni del mondo differenti, gli stessi conflitti che riguardano le città, le metropoli e ogni comunità umana vengono affrontati con occhio antropologico stringendo l’obiettivo su un piccolo villaggio di montagna. E’ il cinema che ci permette di fare quello che non sempre riesce nella vita reale; guardare il mondo con gli occhi degli altri.
Il valore di questo film è pari soltanto alla miopia della grande distribuzione monopolista, secondo cui Il vento fa il suo giro non meritava di essere proposto nelle sale italiane, nonostante i successi nei festival internazionali e le buone critiche ricevute. Solo in poche città e poche sale indipendenti è stato possibile vederlo.
Persepolis (Francia, 2007)
Un film di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Uscito in Italia il 22 febbraio 2008
Sito ufficiale del film - Trailer
Persepolis è un film autobiografico d’animazione di Marjane Satrapi, tratto dall’omonimo fumetto. L’autrice, iraniana, vive in Francia da alcuni anni e in Italia è nota ad alcuni per le vignette pubblicate dal settimanale Internazionale.
Attraverso gli occhi di Marjane bambina, quindi adolescente inquieta e infine donna, Persepolis ripercorre 15-20 anni di storia iraniana, dalla fine degli anni settanta fino alla metà degli anni novanta: dall’insurrezione popolare e la caduta dello scià alla frustrazione delle speranze di libertà e giustizia sociale con l’instaurazione del regime islamico, le assurde leggi liberticide contro le donne, la miope politica culturale volta a impedire e censurare ogni comportamento vagamente riconducile all’occidente ateo e decadente.
E poi le esecuzioni di massa dei prigionieri politici, l’enorme tragedia della guerra con l’Iraq di Saddam (allora sostenuto e armato dall’occidente), con oltre un milione di morti, una generazione di giovani martirizzata, Teheran bombardata, l’inasprimento della politica del regime contro gli oppositori accusati di volta in volta di offendere i martiri della guerra e della rivoluzione, di essere anti-islamici, filo-occidentali o comunisti.
Particolarmente illuminante riguardo alla tipologia di regime instaurato con l’avvento della repubblica islamica la vicenda dello zio di Marjane. Incarcerato, già torturato e perseguitato sotto lo scià per le sue idee socialiste, scappa in Urss, quindi ritorna e partecipa attivamente alla rivoluzione, ma in seguito verrà arrestato e quindi giustiziato dal nuovo regime.
In un paese del genere non c’è molto spazio per una giovane ragazza libera e intelligente e così, pur tra mille difficoltà e ansie della famiglie, Marjane viene mandata ancora adolescente a Vienna. Ma il primo approccio con l’Europa è molto difficile e Marjane conosce sulla sua pelle la discriminazione e le difficoltà dell’integrazione. Seguirà il ritorno a Teheran, la depressione, gli studi in un’università ormai islamizzata, il matrimonio come strumento per ottenere un pò di libertà, quindi il divorzio e la decisione di trasferirsi in Francia.
Le vicende vengono narrate con un linguaggio molto semplice e scanzonato che coniuga ironia e leggerezza con la potenza della denuncia: la religione come strumento di potere avvelena ogni cosa.
Persepolis ha vinto il premio della giuria al festival di Cannes 2007. In Iran il film ha avuto una diffusione limitata, è stato censurato in alcune parti ritenute eccessivamente anti-islamiche ed è stato aspramente criticato per aver dato una rappresentazione incompleta e di parte della società iraniana.
Ecco un assaggio del film:
Vogliamo anche le rose di Alina Marazzi (Italia, 2007)
Presentato al Festival di Locarno 2007 , il film di Alina Marazzi è uscito in questi giorni (finalmente) nelle sale italiane. E’ un documentario sulle lotte per l’emancipazione femminile in Italia negli anni sessanta e settanta, raccontate attraverso i diari e i frammenti di vita di tre ragazze: Anita, Teresa e Valentina.
Leggi la recensione di Vogliamo anche le rose
Persepolis di Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi (Francia, 2007)
Dal fumetto di Mariane Satrapi, è un film d’animazione che racconta l’infanzia della scrittirice a Teheran: la rivoluzione, le speranze e i tentativi di emancipazione, l’insofferenza verso il velo e l’oppressione della cultura islamica, la scelta di emigrare in Francia. Al cinema in questi giorni.
Thelma e Louise di Ridley Scott (Usa, 1991)
Un grande classico, ormai. Ribellione e fuga di due donne contro la violenza della società maschile, per il loro diritto alla felicità e alla libertà. On the road al femminile magistralmente interpretato da Susan Sarandon e Geene Davis, con apparizione di un giovane Brad Pitt nel ruolo di oggetto sessuale.
Ragazze interrotte di James Mangold (Usa, 1999)
Anni sessanta, mentre a Berkeley esploda la rivolta giovanile, contro la guerra in Vietnam e la società razzista e sessista, nell’ospedale psichiatrico di Claymoore le ragazze di buona famiglia che deviano dalla retta via vengono rinchiuse, rieducate ai valori borghesi e infine reinserite nella buona società. Ma chi non accetta il lavaggio del cervello resterà per sempre una ragazza interrotta. Con Winona Ryder e Angelina Jolie.
Recensione di Ragazze interrotte

Visti al cinema - prima visione
Lussuria di Ang Lee (Lust, Caution, Cina - Stati Uniti, 2007)
Sogni e delitti di Woody Allen (Cassandra’s dream, Gran Bretagna - Stati Uniti, 2007)
Into the wild di Sean Penn (Stati Uniti, 2007)
Lussuria di Ang Lee (trailer)
Leone d’oro a Venezia 2007 è la storia di auto-distruzione di una giovane donna cinese che negli anni quaranta a Shanghai entra nella resistenza anti-giapponese, ma rimane schiacciata dalla mentalità rigidamente maschilista che nella Cina di quegli anni contagia tutti, conservatori e partigiani, filo-giapponesi e rivoluzionari, uomini onnipotenti e donne che rimangono affascinate dai loro carnefici. E’ un film che rasenta la perfezione stilistica, e quindi decadente, persino freddo nonostante le passioni violente che rappresenta. Non c’è ribellione, non c’è solidarietà, solo un grande fatalismo e pessimismo che tende a sfociare in ideologia della rassegnazione. Le scene di sesso, piuttosto esplicite, rappresentano molto efficacemente questa dialettica della sottomissione tra uomo e donna e, va detto, sono da un punto di vista artistico le più belle scene erotiche mai viste al cinema.
Sogni e delitti di Woody Allen (trailer)
Un buon Woody Allen, non dei migliori ma godibile. Una black comedy ambientata a Londra che riprende alcuni temi di Match Point: l’ambizione, il cinismo, la competizione individuale nella società contemporanea, il successo e la sopraffazione. Protagonisti sono due fratelli della middle class che, per realizzare i loro progetti decidono di dare uno mano allo zio miliardario in una faccenda molto sporca. Non senza tentennamenti morali, paure e grossolani errori che porteranno alla catastrofe finale. Quello che mi risulta davvero incomprensibile è il titolo che è stato dato alla versione italiana del film. L’orginale Cassandra’s dream conteneva un riferimento fondamentale. Cassandra è il nome della barca, il cui acquisto scatena le drammatiche vicende. E come si può intuire non è casuale il riferimento al personaggio mitologico e tragico che predisse le sventure di Troia.
Into the wild di Sean Penn (trailer)
Into the wild è il film che ho amato di più tra quelli visti nell’ultimo mese. Con le sue imperfezioni e ingenuità non vincerà mai un Leone d’oro, però è uno dei quei film che trae la sua forza dalla spontaneità, che ti colpisce nello stomaco, che fa sentire nella carne le catene portiamo dentro. E’ un road movie molto americano, nel migliore dei sensi possibili: mi ha ricordato Easy Rider per l’urgenza di una libertà senza compromessi. Alex non lotta per gli oppressi, lotta per la sua libertà, una libertà che deve essere assoluta nel rifiuto dei vincoli sociali ma che è anche fondata sul rispetto e sull’amore. La sua solitudine ne fa un Che Guevara tragico, o forse meglio un Don Chisciotte dei nostri tempi. Per ulteriori commenti su Into the wild vi rimando al blog di Francesca.
Gia, film biografico del 1998 su Gia Carangi, top model ribelle degli anni ottanta. Forse la migliore interpretazione di Angelina Jolie.
Animal House, college comedy con John Belushi, di quei cult che si guardano una dozzina di volte e non stancano mai.
Musikanten, delirio sperimentale di Franco Battiato su Beethoven e la metempsicosi.
Ghost in the shell, fantascienza cyborg giapponese. Film d’animazione ispirato a un famoso manga e serie tv, ambientato in un futuro prossimo quando uomo e macchina tenderanno a fondersi per dare origine a un anuova specie.
La proprietà non è più un furto di Elio Petri, il più bunueliano e sovversivo tra i registi italiani degli anni settanta. Uno straordinario Ugo Tognazzi è un ricco macellaio perseguitato da un giovane marxista-mandrakista. Anarchismo espressionista e grottesco, che deride sia il capitalismo che l’anti-capitalismo.