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November 8th, 2008 — libri
“Soprattutto quando aveva bevuto un po più del solito, gli sembrava di essere stato ingannato, di essere vittima di un oscuro complotto ordito contro di lui sin dall’inizio”
Il Clan dei Mahé è un romanzo di George Simenon del 1945.
Noto al pubblico soprattutto per i noir e per l’invenzione del commissario Maigret, il belga Georges Simenon (1903 - 1989) è stato uno dei più prolifici scrittori del novecento, e la sua opera è da annoverare a pieno diritto tra le più importanti della letteratura di lingua francese del secolo scorso.
Il Clan dei Mahé, scritto nel 1945, è un romanzo psicologico, ma anche un ritratto della tradizionale famiglia borghese della provincia francese. Critico, ironico, e non privo di risvolti drammatici.
Il protagonista, Francois Mahé, è un trentacinquenne e affermato medico di una cittadina di provincia del profondo nord francese. Benestante, stimato, perfettamente inserito nella società e nella vita.
Quando decide di passare la vacanze a Porquerolles con la sua famiglia molto perbene, non immagina che la frequentazione di quest’isola mediterranea (che Simenon amava e frequentava ossessivamente) finirà con il mettere in moto un processo di disgregazione delle sue certezze.
Fuori dal suo ambiente e dalle sue piccole incombenze quotidiane, Mahé si rende conto che la sua vita è frutto di scelte fatte sempre da altri, soprattutto dalla madre.
Libertà contro responsabilità, il conflitto inizia a logorare la psiche di Mahé, che non può più vivere come prima ma non riesce neppure a decidersi a una svolta che è sentita come troppo radicale. Il dottore si trova di fronte all’ultima occasione per cambiare la sua vita, ma esita, dentro di se cerca disperatamente il coraggio di fare ciò che sente come necessario.
Come molti libri di Simenon, Il Clan dei Mahé è un libro che si lascia letteralmente divorare nello spazio di di un pomeriggio, o di un viaggio in treno.
Splendide le descrizioni dell’isola di Porquerolles. Mentre Simenon racconta ci sembra di essere li sulla Place d’Armes in mezzo ai giocatori di petanque, con in mano un bicchiere di pastis. E all’ultima pagina, abbiamo già nostalgia di Porquerolles, della polvere e del sole. Anche se non ci siamo mai stati.

George Simenon a Porquerolles
October 18th, 2008 — libri
“Ogni esistente nasce senza ragione, si protrae per debolezza e muore per combinazione“
Jean Paul Sartre
La Nausea è un romanzo di Jean Paul Sartre del 1938.
Questo libro non è una passeggiata. Fortunatamente , per quanto complesso, a tratti anche un po noioso, è un romanzo breve, poco piu di 200 pagine. E poi è giusto che leggere qualche volta sia anche un pò soffrire.
La Nausea di Jean Paul Sartre, la cui prima edizione è del 1938, è uno di quei libri chiave del secolo appena concluso. Non solo, mi pare anticipi temi che oggi sono forse ancor più attuali. Perchè in questi tempi (questi si davvero nauseanti), in questa fase storica dominata dal cinismo, mi pare tramontata ogni speranza di dare un senso al mondo, e ogni tentativo di umanesimo appare per lo meno velleitario.
Gli uomini non si possono amare né odiare, dice Antonio Roquentin in preda alla nausea. Ed è già un progresso rispetto agli istinti che si provano nel leggere le cronache e guardando la tv.
La nausea è una sensazione di stordimento, come una nebbia dolciastra che ti avvolge nel momento in cui ti rendi conto, veramente, di esistere. Perchè l’esistenza è evidente che non ha non alcun senso, a meno di non credere alle favole, alle religioni, a meno di smettere di guardare con occhi sani e pensare con mente libera. Il senso non è nell’esistenza, casomai siamo noi che cerchiamo di dargliene uno, perché non possiamo reggere il peso dell’assurdità dell’esistenza. Ma ogni tentativo di dare un senso fallisce perché si appoggia sulla grande truffa di credere che un senso sia possibile.
Una volta che la nausea è arrivata, Antonio Roquentin è già condannato alla solitudine, a condurre una vita inutile, tenendo un diario di bordo, osservando senza compassione le vite degli altri, quelli che ancora non sanno di esistere. Ma ogni vita è miserabile quanto le altre, non c’è nessun tipo di eroismo o stoicismo possibile.
Nella Nausea si possono trovare molte analogie con i romanzi di Albert Camus, l’altro grande scrittore esistenzialista francese del 900. Mi pare tuttavia che il libro di Sartre sia appesantito da un certo intellettualismo e che resti un gradino sotto sia rispetto allo Straniero che alla Peste.
September 3rd, 2008 — libri
Che cos’è l’Europa? E’ Oriente…
E’ Oriente di Paolo Rumiz è uno dei migliori libri di viaggio che ho letto negli ultimi anni, che mi sento di consigliare soprattutto a chi
- non sa indicare su una mappa dell’Europa dove si trova la Moldavia,
- non è sicuro di conoscere la differenza tra Slovenia e Slavonia,
- non ha mai capito se si dice Kòsovo oppure Kossòvo.
Come il grande Ryszard Kapuściński, Rumiz fa il giornalista, ma la sua vocazione è quella di viaggiatore. E leggendo si comprende quel che è banale per il viaggiatore ma incomprensibile per il turista. Che poco importa se vai a Timboctou o a Bassano del Grappa, perché il viaggio è innanzitutto una dimensione dell’anima che si nutre di lentezza, curiosità, disponibilità.
Ovunque si trovi, la bussola di Paolo Rumiz indica l’oriente. Istanbul e Novi Sad, Vienna e Trieste. Moravia e Bielorussia. Bari e Sarajevo. Il Danubio e la Drina. Oriente d’Europa.
Ma dov’è l’Europa? si chiede Rumiz in Piazza Venceslao a Praga, fra orde di turisti e imbroglioni.
” Non qui. questo postaccio mi fa orrore. Devo cercare a oriente. E se ha ragione Havel, se davvero l’Europa è il luogo dove i popoli si addensano, allora anche i muezzin di Sarajevo sono Europa, anche i monasteri sui monti della Moldavia, anche i villaggi sperduti degli ebrei bielorussi, anche il fulvo microcosmo oltre i Tatra. Anche Istanbul. “