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Gogol, Le anime morte (1842)

Nicolaj GogolNicolaj Vasili’evic Gogol’ (1809 - 1852) è uno dei grandi dell’ottocento, epoca d’oro della letteratura russa. Scrive prima di Tolstoj e Dostoevskij che in qualche modo anticipa. Le anime morte (1842), la sua opera più importante, è un romanzo satirico che ruota intorno al personaggio di Cicikov, “non una bellezza, ma neppure brutto, non grasso, ma neanche magro, nè giovane né vecchio”.

Cicikov non brama grandi imprese, non è travolto da laceranti passioni o problemi esistenziali. Non è interessato all’arte né alla poltica. E’ un uomo del suo tempo, a suo modo molto moderno, con un certo spirito di iniziativa e una grande ansia di migliorare la sua posizione. E’ un arrampicatore sociale, personaggio emblematico di un’epoca in cui la borghesia con la sua etica protestante sta conquistando l’Europa e comincia a muovere timidi passi nella Russia contadina e burocratizzata, un paese dove ancora esiste la servitù della gleba.

Come un eroe picaresco della nuova classe emergente, Cicikov va in giro per l’immensa provincia russa con la sua carrozza, due squallidi servitori, e quello che oggi verrebbe definito un business plan: comprare per pochi soldi o farsi cedere gratuitamente, come gesto di amicizia, le anime morte, ovvero i contadini deceduti dopo l’ultimo censimento e su cui i padroni pagano ancora le imposte. Cicikov intende acquisire contadini morti de facto ma ancora vivi de iure e, come si intuisce sin dalle prime pagine, utilizzarli in qualche modo per ottenere dei vantaggi economici raggirando l’incredibile burocrazia statale. Così Cicikov intende iniziare l’accumulazione di capitale, necessaria a ogni impresa economica.

Come fa notare Vincenzo Fano nel suo Viverestphilosophari, l’ironia di Gogol travolge non soltanto la società russa nella sua interezza, le classi sociali emergenti e quelle al tramonto, ma ogni singolo personaggio e la stessa natura umana. La vita tra gli uomini, sembra di capire, è una grottesca commedia di equivoci e inganni. E’ un pessimismo della ragione che non concede nulla alla compassione, e si permette di ironizzare anche su quella forma di narcisismo che viene spesso definito ’spirito russo’, e che Dostoevskij sarà così geniale a descrivere nei suoi risvolti più paradossali e drammatici.

Le anime morte è un romanzo è diviso in due parti non molto ben connesse dal punto di vista narrativo. Bellissima la prima parte, con l’episodio del capitano Kopejkin che rappresenta forse il punto più alto del cinismo gogoliano. Un pò confusa e decisamente più appesantita la seconda parte, giuntaci peraltro in forma incompleta e in qualche modo rinnegata dallo stesso Gogol, che poco prima di morire in preda al delirio diede fuoco al manoscritto.

Carofiglio, Ad occhi chiusi (2003)

“Più o meno di sinistra, più o meno intellettuali, più o meno senza problemi di denaro”.

Gianrico Carofiglio, Ad occhi chiusiL’avvocato Guerrieri è così, un pò radical chic, un pò disilluso ma fondamentalmente onesto e generoso. L’amore per i libri e il cinema d’autore, la descrizione malinconica e un pò compiaciuta di serate solitarie in casa trascorse a prepararsi gli spaghetti con la bottarga, ad ascoltare dischi di Lou Reed in vinile. Figura letteraria già vista e fin troppo famigliare ai lettori, eppure funziona. Forse perchè anche noi lettori ci riconosciamo, più o meno di sinistra e più o meno intelletttuali, più o meno disillusi.

E poi perché Gianrico Carofiglio, che nella vita di tutti i giorni è magistrato (e ora pure senatore nelle file del Pd), scrive bene: un linguaggio essenziale con qualche efficace escursione di lirismo, come quando descrive un’affascinante Bari vecchia, tra malavita d’altri tempi, indolenza mediterranea e locali alternativi. Carofiglio scrive delle cose che sa, di tribunali e di casi giudiziari, di spacciatori, evasori fiscali e avvocati viscidi. Un ritratto un pò deprimente, riscattato dalla presenza di personaggi enigmatici e di grande forza morale come (Suor?) Claudia, attorno a cui si sviluppa il senso di mistero che tiene in piedi la narrazione.

Ad occhi chiusi, secondo romanzo di Carofiglio, ha anche il merito di affrontare con intelligenza l’argomento della violenza sulle donne, della violenza all’interno della famiglia, in gran parte imputabile a un maschilismo medievale che nel ventunesimo secolo appesta ancora la società italiana. Dalla scrittura di Carofiglio emerge dunque un ritratto parziale ma credibile dell’Italia di oggi, in paralizzante crisi d’identità. Come accade in alcuni libri di Camilleri, si percepisce uno sfondo di immobilità, una rabbia incapace di tramutarsi in lotta, una società in sofferente mutazione.

Gianrico Carofiglio. Ad occhi chiusi. Sellerio, 2003

Augé, Un etnologo nel metrò (1986)

Marc Augé, Un etnologo nel metroin questo libro, ancora più che in altri che ho letto (Nonluoghi, Disneyland e altri nonluoghi), Augé mi da l’impressione di parlare e girare intorno alle cose. E vai avanti nella lettura aspettando che dica qualcosa, ma poi ti accorgi che sei arrivato all’ultima pagina. I libri di Augé sono delle prefazioni a un libro importante che deve essere ancora scritto. Un etnologo nel metrò si fa leggere bene ma poi alla fine, al di la di due o tre belle frasi un po sconnesse che potresti trascrivere sul blog, oltre a un titolo accattivante e un pò furbetto, cosa resta?

[Moby Dick] L’oceano mistico

Brutta scimmia, - disse un ramponiere a uno di questi giovani, - siamo in viaggio da quasi tre anni, e non hai ancora avvistato una balena. Quando sei di vedetta tu le balene sono rare come i denti delle galline. - Forse era proprio così, o forse ce n’erano intere mandrie sul lontano orizzonte; ma questo giovane distratto è cullato in una tale inerzia oppiacea di fantasticherie vuote e incoscienti dalla cadenza armoniosa di onde e pensieri, che alla fine perde la sua identità, prende l’oceano mistico ai suoi piedi per l’immagine visibile di quell’anima profonda, azzurra e infinita che pervade l’uomo e la natura; e ogni cosa strana, intravista, fluttuante e bella che gli sfugge, ogni pinna di incerta forma che si leva ed è confusamente avvistata, gli sembra l’incarnazione di quei pensieri elusivi che popolano l’anima solo di passaggio. In questo stato d’animo incantato il tuo spirito rifluisce da dove è venuto, si diffonde nello spazio e nel tempo, e come le ceneri panteiste disperse di Wycliff diventa alla fine parte di ogni spiaggia del mondo intero.

Non c’è vita in te adesso, a parte quella, cullante, conferita da una nave che rolla docemente, e a sua volta la prende a prestito dal mare, e il mare dalle imperscrutabili maree di Dio. Ma se, mentre ti avvolge questo sonno, o questo sogno, ti azzardi a muovere di poco un piede o una mano, perdi la testa, e la tua identità ritorna, orripilata. Sei sospeso su vortici cartesiani. e forse, a mezzogiorno, in un tempo splendido, con un grido mezzo strozzato precipiti attraverso quell’aria trasparente nel mare estivo, per non rialzarti mai più. State attenti, panteisti!

Moby Dick, Herman Melville, cap XXXV. Traduzione di Lara Fantoni

Gomorra

Qui si foggia la parte maggiore dell’economia della nazione. Quali ne siano le strategie d’estrazione, poco importa. Necessario è che la carne da macello rimanga impantanata nelle periferie, schiattata nei grovigli di cemento e monnezza, nelle fabbriche in nero e nei magazzini di coca. E che nessuno ne faccia cenno, che tutto sembri una guerra di bande, una guerra tra straccioni.

Gomorra, Roberto Saviano

Roberto Saviano non sono certo io a scoprirlo. Anzi arrivo un pò tardi visto che Gomorra, uscito nel 2006 è già alla 38a edizione e in corso di traduzione in una trentina di lingua.

Era un pò di tempo che avevo acquistato il libro, ma poi chissà perché era rimasto intonso e dimenticato sugli scaffali per alcuni mesi. Sino alla settimana scorsa quando lo riprendo in mano e inizio a leggere. Mi coinvolge immediatamente e nel giro di pochi giorni divoro letteralmente questo libro straordinario. E’ un reportage scritto quasi come un romanzo, che coniuga semplicità e originalità dello stile, potenza narrativa, slancio etico e descrizione documentata dei fatti.

Gomorra, come è noto, parla della camorra. Ma parlare della camorra non significa parlare soltanto della criminalità organizzata in Campania. Si parla dell’Italia, dell’Europa, della globalizzazione, dell’economia. Perché la camorra, o meglio il Sistema, non è qualcosa di cui si possa dire: è una roba che riguarda il sud. Non è un cancro dell’economia, un buco nero, ma un sistema pienamente integrato nel mercato globale il cui obiettivo e fare business, produrre soldi, non importa con quali produzioni o servizi, non importa come, se legalmente o illegalmente, non importa con quali conseguenze. E dunque, quando necessario, si ammazza, si inquina, si contrabbanda.

La camorra è un’azienda, anzi un sistema di aziende, una rete imprenditoriale fortemente interconnessa con tutti i mercati, che produce fatturato a ciclo continuo. E’ una fetta importantissima dell’economia italiana e mondiale, sia per la quantità di transazioni sia per la molteplicità di relazioni con l’economia legale.

Dal business della droga a quello delle armi, dalle produzioni a bassissimo costo per le griffe della moda all’edilizia. Fino ad arrivare alla vicenda della monnezza, uno scempio che, come testimoniato anche dal recente film Biutiful Cauntri, dura da almeno quindici anni, e di cui si sono agevolate moltissime aziende del centro-nord. Perchè la camorra fa affari con tutti e tutti fanno affari con la camorra. Perché la camorra riesce a fare i prezzi più bassi di tutti gli altri. Il business è l’unico obiettivo e ogni ostacolo materiale o morale viene semplicemente rimosso.

Dalla Lombardia alla Toscana, dai toner per le stampanti all’amianto passando per la diossina, i rifiuti e gli scarti industriali dell’Italia produttiva, tramite le aziende di smaltimento legate ai clan del casertano, sono finiti nelle discariche più o meno illegali della Campania, inquinando in modo forse definitivo il territorio, mettendo in ginocchio l’agricoltura, compromettendo gravemente la salute dei cittadini. Una Chernobyl italiana, come l’ha definita il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere, i cui esiti più drammatici stanno appena iniziando a manifestarsi.

Dalle produzione a basso costo allo smaltimento dei rifiuti, il ciclo dell’economia parte e si chiude dalle parti di Napoli. Disoccupazione, criminalità e inquinamento sono integrate in un sistema in cui i clan della camorra sono efficenti fornitori di servizi a basso costo.

Gomorra è uno di quei libri che dopo averlo letto non sarà più come prima. Uno di quei libri che ti fa vedere la realtà nascosta e più profonda che forse sospettavi ma non conoscevi realmente, che ti mostra il paese reale, molto diverso da quello raccontato dai politici e dai giornali, un mondo di cui fai parte per le scarpe che indossi, i pomodori che mangi e i rifiuti che produci.