La terra degli uomini rossi

“La terra è nostra!”

La terra degli uomini rossi

Appena presentato alla Mostra del Cinema di Venezia 2008 e già uscito in molte sale italiane, La terra degli uomini rossi di Marco Bechis è un film sulle difficili condizioni di vita delle popolazioni guaranì del Mato Grosso e sulla loro lotta per riprendersi la terra.

Espulsi dalle foreste, trattati come intrusi sulle loro terre ancestrali, gli indigeni brasiliani sono soggetti a un inesorabile processo di sotto-proletarizzazione. Vivono nelle riserve. Per due soldi lavorano nelle piantagioni, o nelle case dei bianchi come domestiche. E’ una condizione non molto diversa dalla schiavitù e dall’apartheid, mantenuta anche con la violenza delle ronde, armate da proprietari terrieri e multinazionali.

I giovani indios, inevitabilmente attratti da modelli di vita che non possono permettersi, sono le principali vittime di un malessere che è economico, culturale e personale. E il suicidio resta l’unica via di fuga da un mondo estraneo e incomprensibile.

E’ Brasile ma non solo. Le baracche abusive costruite con teli di plastica, ai margini del mondo dei ricchi delimitato dal filo spinato, rimandano ad altre scene di ordinaria emarginazione, a partire dai campi rom nelle periferie delle nostre città.

Molto bravi gli attori guarani, tra i quali spicca il giovane Abrísio da Silva Pedro, nel ruolo di un ragazzo che studia da sciamano.

Peccato che è stato trascurato un elemento fondamentale sia della cultura indigena, sia della problematica dell’incontro/scontro tra brasiliani indigeni e brasiliani bianchi: la lingua.

Che senso ha utilizzare attori guarani non professionisti, se poi vengono fatti parlare in italiano, con un doppiaggio a dir poco irriguardoso?

Non è solo il fatto che parlano italiano. Il problema principale è che nel film di Bechis come lo vedono gli spettatori italiani, gli indigeni parlano (male) la stessa lingua dei bianchi. Come se la loro lingua fosse uno stadio infantile della lingua dei bianchi. Perché non è stato scelto di lasciare la viva voce dei guaranì almeno mentre parlano tra loro?

Per concludere, ecco le parole di Ambrosio Vilhava, che così risponde a chi gli chiede cosa si aspetta dopo questo film e quali sono le rivendicazioni del popolo guaranì:

“Mi aspetto la demarcazione delle nostre terre. Mi aspetto giustizia per i Guarani-Kaiowá. C’è giustizia - la giustizia dei karai (i bianchi) - solo contro gli indigeni, non a loro favore; quando l’indio va a reclamarla, non viene ascoltato. Le cose principali che mi aspetto sono la terra e la giustizia. Non vogliamo altro. E anche ai Guarani-Kaiowá che verranno, alle prossime generazioni, il film racconterà molto della nostra storia di oggi. Il film è un cammino, come un giorno che nasce, con la luce del sole, per tutti, per tutte le famiglie.

L’intervista completa agli attori è sul sito ufficiale del film.

La terra degli uomini rossi - Birdwatchers è un film di Marco Bechis del 2008. Cast: Abrisio da Silva Pedro, Alicelia Batista Cabreira, Claudio Santamaria, Matheus Nachtergaele, Ademilson Concianza Verga, Ambrosio Vilhava, Chiara Caselli, Fabiane Pereira da Silva. In concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2008.

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