Ricaldone, dice Wikipedia, è un comune di 687 abitanti, in provincia di Alessandria.
I motivi che possono indurre qualcuno a recarsi a Ricaldone, che è un tranquillissimo e piacevole borgo di origine medievale, sono essenzialmente due.
Il primo è il vino, e così è stato per noi. Sabato scorso, mentre ci recavamo a trovare una coppia di amici nella loro casa di campagna di Acqui Terme, ne abbiamo approfittato per una sosta alla Cantina sociale di Ricaldone, dove si può degustare e comprare ottimo vino, sia sfuso che in bottiglia.
Abbiamo comprato barbera, dolcetto, gavi, chardonnay. In tutto nove bottiglie. Spesa complessiva sotto i 40 EUR, per un rapporto qualità prezzo davvero notevole, almeno per me, abituato a supermercati e gioiellerie alimentari milanesi.
Ho apprezzato soprattutto il barbera d’Asti, ovvero il classico barbera che sa di vino barbera e di terra piemontese, come deve essere e rigorosamente non barriccato. Oltre alle Cantina Sociale di Ricaldone, situata in paese, i dintorni pullulano di aziende vinicole e perdersi per le strade di campagne è sempre piacevole.
Ah dimenticavo.. oltre al vino, il secondo motivo d’interesse di Ricaldone è che questo è il luogo di origine di Luigi Tenco, che ogni anno viene celebrato e ricordato nel corso della bella manifestazione estiva L’isola in collina.
ma dirlo, addirittura in tv, in Italia è uno scandalo. Tutto il potere, la politica, il parlamento, la destra e la sinistra, la tv, la stampa di un intero paese contro un giornalista libero, uno degli ultimi.
“i fascistelli di destra, di sinistra e di centro ancora non mi hanno detto cosa c’è di falso in quello che ho detto ieri sera”
Marco Travaglio
La verità è scomoda anche per il Pd. E ci avevano detto che dovevamo votare Pd per non consegnare il paese a Berlusconi.
Il treno per il Darjeeling (The Darjeeling Limited, Usa, 2007) è un film di Wes Anderson con Owen Wilson, Adrien Brody, Jason Schwartzman
“Che ci fate da queste parti? Be’, direi che eravamo venuti a fare un viaggio spirituale”
“Che succede? Non lo so, mi sa che il treno si è perso”
Irresponsabili, fragili, spaesati, inadatti al mondo al limite della demenza. Lo sguardo perplesso di Bill Murray, il volto tumefatto e bendato di Owen Wilson. Da I Tenembaum a Il treno per il Darjeeling, passando per Le avventure acquatiche di Steve Zissou, nei film di Wes Anderson tira sempre una brezza di scanzonata malinconia.
Il treno per il Darjeling è una storia esile e improbabile. E’ un road movie, il viaggio in treno dei tre fratelli Whitman attraverso l’India del nord. E’ una commedia dall’umorismo sofisticato, irreverente senza cinismo. E’ la storia di una fuga e di un’indolente (e fallimentare?) ricerca spirituale.
Si naviga un pò alla deriva, tra i flutti del mondo incomprensilbile. Alla fine abbiamo l’impressione che il treno non vada da nessuna parte, ed è giusto che sia così, perché il senso del viaggio è nel viaggiare.
Brutta scimmia, - disse un ramponiere a uno di questi giovani, - siamo in viaggio da quasi tre anni, e non hai ancora avvistato una balena. Quando sei di vedetta tu le balene sono rare come i denti delle galline. - Forse era proprio così, o forse ce n’erano intere mandrie sul lontano orizzonte; ma questo giovane distratto è cullato in una tale inerzia oppiacea di fantasticherie vuote e incoscienti dalla cadenza armoniosa di onde e pensieri, che alla fine perde la sua identità, prende l’oceano mistico ai suoi piedi per l’immagine visibile di quell’anima profonda, azzurra e infinita che pervade l’uomo e la natura; e ogni cosa strana, intravista, fluttuante e bella che gli sfugge, ogni pinna di incerta forma che si leva ed è confusamente avvistata, gli sembra l’incarnazione di quei pensieri elusivi che popolano l’anima solo di passaggio. In questo stato d’animo incantato il tuo spirito rifluisce da dove è venuto, si diffonde nello spazio e nel tempo, e come le ceneri panteiste disperse di Wycliff diventa alla fine parte di ogni spiaggia del mondo intero.
Non c’è vita in te adesso, a parte quella, cullante, conferita da una nave che rolla docemente, e a sua volta la prende a prestito dal mare, e il mare dalle imperscrutabili maree di Dio. Ma se, mentre ti avvolge questo sonno, o questo sogno, ti azzardi a muovere di poco un piede o una mano, perdi la testa, e la tua identità ritorna, orripilata. Sei sospeso su vortici cartesiani. e forse, a mezzogiorno, in un tempo splendido, con un grido mezzo strozzato precipiti attraverso quell’aria trasparente nel mare estivo, per non rialzarti mai più. State attenti, panteisti!
Moby Dick, Herman Melville, cap XXXV. Traduzione di Lara Fantoni