in questo libro, ancora più che in altri che ho letto (Nonluoghi, Disneyland e altri nonluoghi), Augé mi da l’impressione di parlare e girare intorno alle cose. E vai avanti nella lettura aspettando che dica qualcosa, ma poi ti accorgi che sei arrivato all’ultima pagina. I libri di Augé sono delle prefazioni a un libro importante che deve essere ancora scritto. Un etnologo nel metrò si fa leggere bene ma poi alla fine, al di la di due o tre belle frasi un po sconnesse che potresti trascrivere sul blog, oltre a un titolo accattivante e un pò furbetto, cosa resta?
Come Francesco Rosi fece un film capolavoro su Salvatore Giuliano senza mai mostrare il bandito, Matteo Garrone ha fatto un grande film sul sistema camorra senza mai pronunciare la parola ‘camorra’, un film politico senza mai nominare la politica e i politici. E’ una questione di prospettiva. Il cinema dei grandi è quello che ti fa calare nella realtà immerso in una prospettiva imprevista.
Vedere Gomorra (e va visto al cinema) significa scendere nelle viscere del Sistema, sentirne l’odore. E’ l’odore dei rifiuti tossici, l’odore dei soldi, l’odore del sangue. L’odore di polvere di Secondigliano e della carne umana macellata. Corpi indottrinati, schiavizzati e immolati per il business di qualcuno, il benessere di molti.
Spiegare la camorra non è semplice, ci è riuscito sicuramente bene Saviano nel suo libro, pur lasciando tanti interrogativi e la sensazione che combatterla è un impresa tanto necessaria quanto disperata. Rispetto al libro, nel film di Garrone le immagini prevalgono sull’inchiesta, le emozioni sul ragionamento. Forse proprio per questo il film Gomorra risulta così potente, in modo diverso rispetto al libro, di cui pure è trasposizione fedele.
Anche quando affronta un tema socialmente impegnato, il cinema di Garrone mantiene una dimensione esistenziale e una profondità glaciale, ma non cinica, nella rappresentazione psicologica dei personaggi. E così Gomorra non è soltanto un film sulla camorra, ma quasi un’analisi psicoanalitica di una società e di un’umanità terrorizzata e terrorizzante. Un film unico nel suo genere, per il cinema italiano e non solo, potente quanto basta da poter vincere la palma d’oro.
Sui 400 arresti di cittadini stranieri senza permesso di soggiorno non ho elementi per stabilire se si tratti di criminali o persone che non avevano il timbro giusto sul passaporto, ostaggi immolati al Dio Sicurezza per rassicurare il popolo democratico delle libertà.
E dunque, non avendo elementi, non posso non credere alla limpidezza dell’operazione di polizia condotta da Francesco Gratteri, capo della Direzione Anticrimine, nominato dal precedente governo di centrosinistra.