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Anno 2008, televisione italiana. Scopro grazie a tagliablog questo cult di Bruno Vespa. Blog is the evil.
Se siete curiosi di sapere chi è la scienziata dal capello biondo, ve lo spiega Last Knight.
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17 febbraio 2008 - Genoa - Sampdoria 0-1 - Antonio Cassano!!
[Vicoli di Genova, foto di Stefano Coviello]
Su Mente Locale è in corso un dibattito tra genovesi all’estero, assaliti dalla nostalgia per le trenette al pesto, e per “quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai“.
Come genovese residente da qualche anno a Milano questi discorsi mi riportano alle infinite discussioni con tanti amici, famigliari, colleghi, conoscenti. Quasi tutti appartenenti alla categoria dei genovesi tristi a Milano.
Milano è brutta. E’ pericolosa. A Milano c’è la nebbia. Belin, quanto è cara Milano! Non sanno fare la focaccia. C’è lo smog, c’è traffico, non c’è il mare… Il mugugno non abbandona mai il genovese triste a Milano.
Rispetto ai genovesi che vivono all’estero il genovese triste a Milano sembra avere un vantaggio: la sua amata Zena è a meno di due ore di distanza. E così alle 9 di sera di venerdi lo trovi già lì a casa dei genitori o in trattoria davanti a un piatto di trofie al pesto e una bottiglia di vermentino, col suo sorriso stanco da genovese e la cravatta slacciata.
Il genovese triste a Milano non sa che la vicinanza lungi dall’essere un vantaggio è una condanna. La vicinanza rende il genovese triste sempre più nostalgico: mantiene la sua casa a Genova e a Milano affitta la stanza più lurida ed economica che trova (“tanto a casa non ci sto mai“), di solito in zona Famagosta. Oppure va ad abitare ad Assago o a Bereguardo, il più vicino possibile al casello autostradale dell’A7. Il pendolarismo diventa la sua condizione esistenziale. Vive perennemente con la testa al weekend, e la sua profezia ‘Odio Milano’ si autoavvera.
Genova intanto assume dei contorni mitologici che la fanno rassomigliare a Salvador de Bahia. Genova nella testa del genovese triste a Milano è la città del sole, del mare, dove si vive con ritmi di vita più umani. Ah se trovassi lavoro a Genova si che sarei un uomo felice!
Il maggior problema di Milano, secondo me è il fatto che sempre più gente ci viene a lavorare ma non è interessata a nient’altro che al lavoro. Come fai a dire che Milano è brutta se te ne stai chiuso in ufficio dalle 9 alle 23, se alle 18 di venerdì sali sull’Intercity e poi passi il weekend in Piazza dell Erbe a lamentarti di quanto è brutta Milano?
Dopo quasi trent’anni vissuti a Genova, sono felice di essere venuto via. Adoro Genova e i suoi vicoli sporchi ma confesso che iniziava a starmi un pò stretta, a darmi una vaga sensazione di claustrofobia. Oddio non è che Milano sia la mia città ideale, ha certamente molti difetti ma almeno non è sempre uguale a se stessa. E poi, come dice Matteo, genovese felice a Bruxelles il punto è un altro:
” Non cercare in un paese, in una città quello che non puó e non sa offrire ma imparare ad apprezzarne e ad amarne i lati positivi anche se diversi da quelli a cui siamo stati abituati. ”
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Visti al cinema - prima visione
Lussuria di Ang Lee (Lust, Caution, Cina - Stati Uniti, 2007)
Sogni e delitti di Woody Allen (Cassandra’s dream, Gran Bretagna - Stati Uniti, 2007)
Into the wild di Sean Penn (Stati Uniti, 2007)
Lussuria di Ang Lee (trailer)
Leone d’oro a Venezia 2007 è la storia di auto-distruzione di una giovane donna cinese che negli anni quaranta a Shanghai entra nella resistenza anti-giapponese, ma rimane schiacciata dalla mentalità rigidamente maschilista che nella Cina di quegli anni contagia tutti, conservatori e partigiani, filo-giapponesi e rivoluzionari, uomini onnipotenti e donne che rimangono affascinate dai loro carnefici. E’ un film che rasenta la perfezione stilistica, e quindi decadente, persino freddo nonostante le passioni violente che rappresenta. Non c’è ribellione, non c’è solidarietà, solo un grande fatalismo e pessimismo che tende a sfociare in ideologia della rassegnazione. Le scene di sesso, piuttosto esplicite, rappresentano molto efficacemente questa dialettica della sottomissione tra uomo e donna e, va detto, sono da un punto di vista artistico le più belle scene erotiche mai viste al cinema.
Sogni e delitti di Woody Allen (trailer)
Un buon Woody Allen, non dei migliori ma godibile. Una black comedy ambientata a Londra che riprende alcuni temi di Match Point: l’ambizione, il cinismo, la competizione individuale nella società contemporanea, il successo e la sopraffazione. Protagonisti sono due fratelli della middle class che, per realizzare i loro progetti decidono di dare uno mano allo zio miliardario in una faccenda molto sporca. Non senza tentennamenti morali, paure e grossolani errori che porteranno alla catastrofe finale. Quello che mi risulta davvero incomprensibile è il titolo che è stato dato alla versione italiana del film. L’orginale Cassandra’s dream conteneva un riferimento fondamentale. Cassandra è il nome della barca, il cui acquisto scatena le drammatiche vicende. E come si può intuire non è casuale il riferimento al personaggio mitologico e tragico che predisse le sventure di Troia.
Into the wild di Sean Penn (trailer)
Into the wild è il film che ho amato di più tra quelli visti nell’ultimo mese. Con le sue imperfezioni e ingenuità non vincerà mai un Leone d’oro, però è uno dei quei film che trae la sua forza dalla spontaneità, che ti colpisce nello stomaco, che fa sentire nella carne le catene portiamo dentro. E’ un road movie molto americano, nel migliore dei sensi possibili: mi ha ricordato Easy Rider per l’urgenza di una libertà senza compromessi. Alex non lotta per gli oppressi, lotta per la sua libertà, una libertà che deve essere assoluta nel rifiuto dei vincoli sociali ma che è anche fondata sul rispetto e sull’amore. La sua solitudine ne fa un Che Guevara tragico, o forse meglio un Don Chisciotte dei nostri tempi. Per ulteriori commenti su Into the wild vi rimando al blog di Francesca.
Gia, film biografico del 1998 su Gia Carangi, top model ribelle degli anni ottanta. Forse la migliore interpretazione di Angelina Jolie.
Animal House, college comedy con John Belushi, di quei cult che si guardano una dozzina di volte e non stancano mai.
Musikanten, delirio sperimentale di Franco Battiato su Beethoven e la metempsicosi.
Ghost in the shell, fantascienza cyborg giapponese. Film d’animazione ispirato a un famoso manga e serie tv, ambientato in un futuro prossimo quando uomo e macchina tenderanno a fondersi per dare origine a un anuova specie.
La proprietà non è più un furto di Elio Petri, il più bunueliano e sovversivo tra i registi italiani degli anni settanta. Uno straordinario Ugo Tognazzi è un ricco macellaio perseguitato da un giovane marxista-mandrakista. Anarchismo espressionista e grottesco, che deride sia il capitalismo che l’anti-capitalismo.