Entries from October 2007 ↓

Vonnegut - Mattatoio n.5 [libri]

Il bombardamento di Dresda
L’11 settembre 2001 a New York morirono in 2.600. A Hiroshima la bomba atomica uccise più di 70 mila persone.

Come numero di vittime, nessuno di questi tragici eventi è paragonabile al bombardamento che ha subito la città di Dresda tra il 13 e il 14 febbraio 1945: 135 mila morti.

In genere quando si parla di Dresda, il discorso viene liquidato dicendo che gli Alleati non avevano scelta, che Hitler stava combinando ben di peggio e che andava fermato con qualsiasi mezzo. Anche se a Dresda non vi erano fabbriche di armi né obiettivi militari.

In ogni caso, evitabile oppure no che fosse, quella fu la pioggia di bombe più violenta che una città abbia mai subito nella storia di tutte le guerre.

Vonnegut, Mattatoio n.5Mattatoio n.5 è un romanzo di Kurt Vonnegut che parla del bombardamento di Dresda.

Vonnegut era all’epoca un militare americano. Fatto prigioniero dai tedeschi ebbe la sventura di assistere in prima persona (e dal basso) al bombardamento di Dresda. Ebbe anche l’incredibile fortuna di sopravvivervi. In questo libro si racconta la vicenda in un modo molto particolare in bilico tra il reportage, il diario e il racconto di fantascienza.

Leggi la recensione di Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut
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Tajine di pollo e frutta [cucina]


Ingredienti per 4 persone

Un pollo di circa 2 kg ripulito e tagliato in 8 pezzi, 1 cipolla grossa, 8 albicocche secche, 8 prugne secche, 2 cucchiai di uva sultanina, 1 arancia spremute, 4 limoni spremuti, paprika, curcuma, zenzero, prezzemolo, menta fresca, pepe, sale, cannella.

Preparazione

Tagliare la cipolla e metterla nel tajine insieme a olio d’oliva, curcuma, zenzero, paprika e un pizzico di cannella. Nel frattempo, in una padella ben calda rosolare i pezzi di pollo per un paio di minuti. Aggiungere nel tajine il pollo, quindi la frutta secca, la menta e il prezzemolo tritato. Aggiungere un pizzico di pepe e sale e ricoprire tutto con il succo d’arancia e limone.

Coprire il tajine con il coperchio e far cuocere a fuoco basso per almeno un’ora e mezza controllando ogni tanto e girando i pezzi di pollo.

Servire in tavola il tajine ben caldo e fumante. Accompagnare con riso o cous-cous.

Il buio nell’anima [film]

Un film di Neil Jordan con Jodie Foster
Titolo originale: The Brave One (Usa, 2007)


Attenzione: di seguito viene in parte rivelata la trama del film.

Erica Bain (Jodie Foster) ha un bel lavoro e un fidanzato che adora e che l’adora. Lavora alla radio e registra i suoni e le voci di New York. Erica ama New York, la sua città. Ma una sera Erica e David restano vittime di una brutale e insensata aggressione notturna nel parco. David muore e quando Erica esce dal coma, New York è diventata una metropoli gotica e violenta.

Erica per la prima volta in vita sua ha paura, una paura che la rende estranea a se stessa. Anche New York le diventa estranea. Erica compra una pistola e vede materializzarsi i fantasmi delle sue paure. Come se fosse una predestinata, si trova ad assistere al peggio che una metropoli può offrire: omicidi, violenze, sopraffazioni, the dark side of New York.

Erica spara. Uccide i cattivi, i criminali senza morale. Erica non è un amichevole supereroe di quartiere ma un cupo giustiziere che ha perso ogni fiducia in se stessa e nel genere umano. Almeno finché non incontra l’umanità nelle sembianze del detective Mercer, il solito poliziotto di colore, onesto e di sani principi democratici.

Il tema affrontato non è nuovo: la vendetta come forma di giustizia in un mondo ormai privo di riferimenti morali. Non si può non ricordare Robert de Niro in Taxi Driver, capolavoro di Scorsese in cui, tra l’altro, compariva Jodie Foster bambina.

Ma se in Taxi Driver la prostituta bambina rifiuta l’aiuto del giustiziere che finisce la sua corsa folle e disperata in manette dopo aver fallito il suicidio, in Il buio nell’anima il regista Neil Jordan non ha il coraggio di andare fino in fondo sulla strada dell’amoralità, del pessimismo, della umana e folle disperazione.

E inserisce a fianco di Erica Bain/Jodie Foster il personaggio del detective Mercer. L’onesto poliziotto non accetta che qualcuno svolga il lavoro al suo posto, si mette sulle tracce del giustiziere misterioso, si imbatte infine nell’insospettabile Erica. Ma quando Erica sta per compiere la sua vendetta, il detective Mercer la aiuta a terminare l’opera. Il buon poliziotto che sa fare il suo mestiere sa anche quando, in nome della giustizia, è giusto infrangere le regole del suo mestiere, impara che qualche volta in nome della morale ci si deve elevare al di sopra della morale.

In questo film molto americano, l’irlandese Neil Jordan tenta di affrontare un tema politicamente scorretto in modo politicamente corretto, spalmando il bene e il male su tutte le minoranze di New York. Erica è una donna bianca, il suo fidanzato è un giovane medico di origine indiana, il poliziotto buono è nero, le vittime di Erica (i cattivi) sono bianchi adulti affermati e ragazzi neri di periferia. I teppisti del parco sono ispanici, ma ispanica è anche la ragazza che aiuta Erica a compiere la sua vendetta. Insomma un puzzle etnico dominato dal timore di offendere qualcuno, che rende tutto il film un pò fragile, per non dire ridicolo.

Nel finale poi appare evidente la voglia di mettere tutto al suo posto, fornendo una visione manichea, persino rassicurante, dove è troppo facile distinguere il bene dal male. Erica e New York ottengono la loro giustizia in forma di vendetta e ricevono l’assoluzione del detective Mercer, il poliziotto onesto che incarna le virtù civiche e morali. Fino al punto di capire che qualche volta si devono trasgredire quelle virtù in nome della giustizia.

Tutto questo ricorda un pò il discorso che è stato fatto in America per giustificare Guantanamo e l’intervento in Iraq. Noi siamo i paladini della libertà e della democrazia ma per liberare il mondo dai terroristi dobbiamo capire, in nome della libertà, che qualche volta è necessario torturare e imprigionare, che in nome della democrazia è democratico bombardare. In nome della pace, fare la guerra.

I momenti migliori del film riguardano invece il modo in cui viene rappresentata la trasformazione della New York di Erica. La polis multietnica e umana, la “città più sicura del mondo” si trasforma in girone infernale nel momento in cui la paura si impossessa di Erica. Nella metropoli c’è tutto il bene e tutto il male. Se la metropoli è qualcosa che muta incessantemente, è anche il nostro sguardo che cambia e la fa apparire diversa a seconda delle passioni che dominano di volta in volta il nostro mondo interiore.

Recensione di Enrico Zacchetti

LINK
La giustiziera Jodie Foster su Repubblica TV
Il buio nell’anima su Trovacinema
Il buio nell’anima - sito ufficiale del film